Come scoprire se un candidato mente ad un colloquio di lavoro

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Come scoprire se un candidato mente ad un colloquio di lavoro

Molti recruiter e manager di linea non si aspettano che i candidati mentano durante un colloquio di lavoro. Eppure, sarebbe un atteggiamento ingenuo pensare che tutti i candidati raccontino la verità al 100%: in un mercato di lavoro maturo e ipercompetitivo nella quale le posizioni aperte sono limitate, capita spesso che un candidato enfatizzi alcuni elementi della sua esperienza professionale, ne ometta altri o che (in rari casi) menta deliberatamente.

Se da una parte i candidati sono sempre più competenti sulle tecniche per presentare sé stessi al meglio, dall’altra diventa sempre più necessario che i recruiter possiedano un bagaglio di strumenti per scoprire (con una buona approssimazione) se un candidato stia mentendo.

Da alcune ricerche recenti ed autorevoli emerge come il 60% delle persone comuni possono mentire anche 3 volte nel corso di una conversazione di soli 10 minuti. Per evitare quindi fraintendimenti dobbiamo anticipare che non è possibile sapere con certezza se un candidato sta mentendo perché non sempre c’è una corrispondenza biunivoca tra il presentarsi di uno degli elementi che descriveremo e un candidato che sta dissimulando la realtà dei fatti.

Questi che presenteremo possono piuttosto rappresentare utili campanelli d’allarme in grado di allertare il recruiter, spingerlo ad alzare il suo livello d’attenzione ed effettuare ulteriori verifiche.
Di seguito vengono riportate 8 tecniche e suggerimenti (utilizzati da recruiter in tutto il mondo) efficaci per individuare le menzogne e capire se un candidato ti sta mentendo durante un colloquio di selezione. Alcune tecniche saranno applicabili esclusivamente durante la fase di pre-screening o di colloquio telefonico, altre anche di fronte al candidato durante un colloquio di selezione dal vivo.

1. Fidarsi del proprio intuito

Paradossalmente la prima cosa a cui prestare attenzione è il vostro intuito: se “a pelle” sentite che nei racconti del candidato “qualcosa non va” o “non vi convince completamente”, forse è il caso di scavare più a fondo con ulteriori domande che confermino o sconfessino la vostra sensazione.
Naturalmente questa tecnica si affina con il passare del tempo ed è molto efficace per i recruiter con esperienza.

2. Utilizzare una procedura di domande standard

L’intuito può essere un ottimo alleato ma può anche trarre in inganno, portandovi, per esempio, a valutare positivamente candidati che presentano caratteristiche simili alle vostre (come provato da uno dei 6 principi della persuasione formulati dallo psicologo sociale Robert Cialdini: il principio della Simpatia che tende a farci preferire persone simili a noi).

Per questo motivo a colloquio è utile seguire una procedura standard di domande, ossia fare le stesse domande nello stesso ordine a tutti i candidati, così da limitare gli elementi che interferirebbero con una valutazione neura ed obbiettiva.

3. Cercare omissioni esplicite nel CV

Alcuni elementi specifici all’interno del CV rappresentano i primi campanelli d’allarme per capire se un candidato sta nascondendoci qualcosa. Tra questi è utile prestare particolare attenzione a questi elementi.

  • Le date sul CV non combaciano? Spesso i candidati modificano la data di inizio e fine di una singola esperienza per coprire eventuali lacune tra un’esperienza e l’altra.
  • Spesso mancano alcune informazioni riguardanti il loro percorso formativo, ad esempio il voto finale di laurea. Potrebbe essere che il voto non sia così alto. Nel caso della selezione di neolaureati consigliamo di fare una domanda su questo elemento, e chiedere anche la ragione del perché l’informazione sia stata omessa.

4. Valutare il linguaggio del corpo

Sebbene il linguaggio del corpo sia utile per rivelare se un candidato sta mentendo, in questi ultimi anni il body language è diventato una moda e spesso è stato sopravvalutato. A volte capita di leggere sul web che il semplice incrociare le braccia è un segno inequivocabile che l’interlocutore stia mentendo (quando invece potrebbe essere solo un possibile indizio).

In realtà da alcuni studi affidabili è invece emerso che solo alcuni tipi di indizi possono essere realmente spie efficaci per capire se una persona sta mentendo.
La credenza più comune che i bugiardi agiscano nervosamente è sbagliata, perché in condizioni di alto stress, come durante un colloquio di lavoro, anche chi dice la verità potrà agire nervosamente. Una ricerca sulle menzogne condotta in 75 paesi ha rilevato che, muoversi di continuo o evitare il contatto visivo, sono comportamenti del tutto inaffidabili per rilevare la menzogna. Viceversa, un insieme di altri indizi possono rappresentare una spia di menzogna, come toccarsi le mani o la faccia, incrociare le braccia o inclinarsi indietro.

5. Controllare la Web Reputation del candidato

Visitare i profili dei social networks (Linkedin, Facebook e Twitter in primis) di un candidato può fornirci un’utile controprova delle sue affermazioni (oltre che essere una buona esempio di Social Recruitment).

Se sostiene che il ruolo per il quale ha inviato il CV è “quello che avrebbe sempre voluto fare”, assicuratevi di controllare il suo profilo social (quelli personali come Facebook e Twitter, ancora più che LinkedIn). Anche se nulla di insolito viene fuori, vale la pena di visitare i loro canali social per capire il loro atteggiamento: se realmente sono appassionati al settore o ruolo come dicono, dovrebbe almeno aver pubblicato qualche post al riguardo.

6. Farsi raccontare i dettagli delle singole esperienze

Quando le dichiarazioni del candidato sono troppo vaghe e questi non fornisce abbastanza dettagli, allora potrebbe nascondere qualcosa: scavate più a fondo con domande specifiche per individuare le possibili bugie.

7. Chiedere delle prove o mettere il candidato alla prova

Se qualche elemento non vi convince, in alcuni casi basterà chiedere delle prove. Ad esempio: spesso i candidati forniscono dati gonfiati riguardo alle loro precedenti o attuali retribuzioni, per verificare questi numeri basterà semplicemente chiedere di visionare l’ultima busta paga.
In alternativa, se il candidato vanta risultati notevoli che potrebbero destare sospetto bisognerebbe approfondire con ulteriori domande: mettere alla prova il candidato per testare la veridicità delle sue affermazioni.

8. Fare un controllo di referenze

Fare dei controlli di referenze con i precedenti datori di lavoro è fondamentale. A volte però il candidato fornisce il riferimento di un collega compiacente e non del diretto superiore, di conseguenza le informazioni che potresti ottenere saranno, nel migliore dei casi, edulcorate. Per evitare questa situazioni ponete domande specifiche: chiedete dei risultati ottenuti e delle modalità con la quale sono stati raggiunti. Se avete dei dubbi sulla veridicità di una testimonianza è preferibile non tenerne conto e richiedere un altro nominativo.

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